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Tag: arci milano convenzioni per i soci

Teatro Cinema Martinitt: Chat a due piazze – 18/10- 04/11

Questo mese, grazie alla tessera Arci, potrete approfittare della convenzione con il teatro Martinitt: in cartellone, dal 18 ottobre al 4 novembre lo spettacolo Chat a due piazze…

Chat a due piazze
di Ray Cooney, versione italiana di Luca Barcellona

regia di Fabio Ferrari

scene di Nicola Cattaneo, costumi di Elena Palella

con Gianluca Ramazzotti, Alessandra Cosimato, Sara Adami, Antonio Pisu, Paolo Perinelli, Claudia Genolini, Marco Todisco

Tutto va a gonfie vele per Mario Rossi, tassista, sposato da vent’anni a Barbara a Piazza Irnerio e nello stesso tempo a Carla a Piazza Risorgimento. Mario ha due figli adorabili, Alice a Piazza Irnerio…e Giacomo, a Piazza Risorgimento. La vita gli sorride, il suo segreto è al sicuro, fino a quando un giorno i due ragazzi non scoprono che con facebook, in chat, si possono fare degli incontri…

Seguendo una precisa pianificazione di orari e turni di lavoro, riesce per anni a vivere nascondendo la verità fino a quando un giorno i suoi due figli, per uno scherzo del destino, si conoscono in chat e decidono di incontrarsi… A questo punto il povero tassista, aiutato dall’amico Walter, cercherà con ogni mezzo di mantenere il segreto della sua doppia vita. Ne segue una progressione di equivoci, coincidenze e bugie che, con un ritmo infernale, ci porteranno ad un finale inaspettato. Come in tutte le farse di un maestro della comicità come Ray Cooney, vizi e debolezze umane danno lo spunto per creare un meccanismo irresistibile di situazioni esilaranti che finiranno per implodere una dopo l’altra.

Pacta dei Teatri: 1-11 marzo promozione Candido di Voltaire

CANDIDO (ovvero L’ottimismo)

1-11 marzo presso il Salone Pacta (via Ulisse Dini 7 – Milano )
Ancora una volta potrete usufruire della vostra tessera Arci: andate al botteghino ed esibite la vostra tessera associativa!

di Voltaire

adattamento di Maddalena Mazzocut-Mis, con Alessandro Pazzi, Fabrizio Rocchi, installazione disegni Lorenzo Vergani, disegno luci Manfredi Michelazzi, costumi Nir Lagziel, scenografia Laszlo Ctrvlich, assistente regia Maria Grosso, regia Annig Raimondi

Coproduzione PONTOS Teatro – PACTA . dei Teatri

Candido nasce per divertire, ma lo spirito tagliente e la capacità parodistica di Voltaire ci trascinano nella tragedia senza che ce ne accorgiamo. E quando, nel migliore dei mondi possibili, non resta altro, dopo mille disgrazie, catastrofi naturali, furti, crimini e omicidi, che il proprio giardino da coltivare e l’amore della propria vita vecchio, avvizzito e bisbetico, allora è troppo tardi per accorgersene….(Maddalena Mazzocut – Mis)

Nella nostra versione per il teatro abbiamo pensato di collocare il Maestro Voltaire durante una sua polemica apparizione nel pieno del terremoto di Lisbona del 1755, fattore scatenante di una profonda trasformazione di ordine mentale, economico e istituzionale, nonché della scrittura di Candido. Un grande disastro ha in sé qualcosa di primordiale, crea disordine e distruzione, scombina le carte, mettendo in moto una nuova possibile visione del mondo. In una notte Voltaire e il suo protagonista si parlano, la spensierata creatura vuole conoscere la sua storia e il perché di tante sciagure. Voltaire lo porta a esplorare terre e popoli diversi, a imbattersi in grandi amori e contemporaneamente scappare più volte da morte certa. Mescolando l’elemento fantastico con la riflessione filosofica, una serie di peripezie incredibili scorrono davanti ai nostri occhi come veloci fotogrammi. Candido si ritroverà a scontrarsi con il mondo e la realtà. Nella denuncia di Voltaire non manca nulla, critiche piovono sugli europei del ‘700 (gli occidentali di oggi ?) che si arricchiscono alle spalle degli schiavi dei paesi sfruttati e poveri, come del resto l’avversione al fanatismo clericale, alla passione per il gioco e alla denuncia delle violenze e delle oscenità perpetrate contro le donne. Personaggi che mettono a dura prova l’ottimismo del protagonista, un giovane che lotta da solo contro tutto e tutti, ma che sempre riesce a rimanere in piedi, pronto per la sfida successiva. (Annig Raimondi)

 

Museo della scienza: 100 volte in Giro, fino al 3 settembre una nuova opportunità

Il Museo della Scienza e della Tecnica, convenzionato con Arci (ingresso ridotto a 7,5 € vs 10 € per i tesserati Arci) ci offre l’opportunità di vivere le emozioni e la storia dell’epico Giro d’Italia!

 

Fino al 3 settembre potrete, usufruendo dell’ingresso ridotto, visitare la mostra “100 volte in giro”: si potranno conoscere da vicino alcune delle più belle biciclette della collezione del Museo e rivivere la storia delle due ruote, dai primi esemplari ottocenteschi fino alle moderne bici da corsa attraversando le 100 edizioni del Giro d’Italia e i 200 anni dal brevetto della draisina.

 

 

 

La mostra è articolata in due grandi aree tematiche:

Di ciclo in ciclo: essenza sportiva

I primi momenti in cui impariamo ad andare in bicicletta – quando proviamo la sensazione di assecondare il veicolo e di dominare con la velocità quell’equilibrio instabile – appartengono ai nostri ricordi speciali.
In questi ricordi è sedimentata l’emozione nata dall’incontro tra la nostra abilità individuale e la potenzialità di un mezzo così apparentemente semplice da sembrare senza tempo. Quest’emozione racchiude forse l’essenza della bicicletta, e ci porta all’inizio di una storia anche tecnologica, dove la dimensione sportiva rappresenta il fattore evolutivo fondamentale.
Se l’ideazione del velocipede risponde infatti a una necessità specifica di trasporto – nell’“anno senza estate” (1816) la scarsità dei raccolti causa moria nel bestiame e si cerca un’alternativa al cavallo sui brevi spostamenti – il primo mezzo effettivamente realizzato si afferma come divertimento goliardico e occorrerà un percorso quasi secolare per farne un mezzo di trasporto facile, economico e diffuso.
L’itinerario dalla draisina alla bicicletta moderna, tra sperimentazioni e brevetti, corre sul filo della velocità. In questa prima stagione, la dimensione agonistica è incentrata sulle prestazioni del veicolo e l’istituzione di premi remunerativi sostiene l’innovazione tecnologica del mezzo.
Rispetto all’oggetto, il ciclista – inventore, dandy, equilibrista o forzuto- è un applaudito comprimario.

Di tappa in tappa: campioni per le masse

Con la nascita della bicicletta moderna, tra fine Ottocento e inizio Novecento, si apre una nuova stagione caratterizzata da due diversi fenomeni: l’uso del veicolo come mezzo di trasporto di massa e la popolarità dei grandi campioni del ciclismo.
Anche in questo secondo periodo la spinta evolutiva nasce dall’essenza sportiva del veicolo e dalla pratica agonistica. Mezzo sportivo e mezzo di trasporto, sostanzialmente, coincidono, perciò le innovazioni tecnologiche volte a migliorare le prestazioni in gara hanno ricadute su una produzione vastissima. Ma i cambiamenti introdotti, per quanto significativi, non sconvolgono più l’assetto generale della bicicletta.
Ciò che cambia radicalmente, in questa stagione del ciclismo, è il fulcro della dimensione agonistica: dal mezzo all’atleta. Il fattore scatenante di questo cambiamento è la nascita di grandi competizioni a tappe, dove la vittoria dipende in larga misura dalla capacità, dall’esperienza, dalla preparazione e dalla tenuta psicologica dello sportivo.
Nel contesto di queste competizioni, il Giro d’Italia, ora alla centesima edizione, è un esempio emblematico: i suoi campioni non sono semplici ardimentosi da applaudire al traguardo, ma veri e propri eroi da supportare nelle difficoltà del percorso, icone delle rispettive epoche, al tempo stesso specchi fedeli e interpreti influenti dei mutamenti sociali.